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Uscito praticamente dal nulla, God of War è riuscito ad imporsi sulla critica mondiale come uno dei migliori titoli della fornitissima softeca PS2. Con la sua eccessiva ultraviolenza, talmente caricaturale da non risultare offensiva, con i suoi richiami sessuali ammiccanti o faceti (in più di un’occasione i seni di nemici o comprimari sono in bella mostra, per non parlare delle possibilità di interazione con due allegre donzelle...), è riuscito nonostante tutto a dimostrare che, di questi richiami da baraccone, lui, il Gioco God of War, proprio non aveva bisogno. Potrete probabilmente rabbrividire davanti alla sconcertante amoralità del personaggio principale, potrete lanciarvi in paragoni scontati e fuorvianti con altri titoli su questa o quella piattaforma, e infine potrete criticare ogni singolo aspetto marginale che in questo colossale progetto non vi è andato giù. Ma, alla fine, se inizierete a giocare non vi staccherete fino al completamento dell’epopea di Kratos, come novelli Omero che non vedono l’ora di cantare l’opera nella sua totalità. E, in fondo, non è questo che vogliamo di più da un videogioco?